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Un rinnovato impegno per “Educare alla vita buona del Vangelo”

Gli orientamenti Educare alla vita buona del Vangelo ci impegnano, anche nell’ambito della pastorale sociale e di una ripresa della Dottrina sociale della Chiesa, ad essere testimoni del Signore Gesù in continuità con il Convegno ecclesiale di Verona, che ha sviluppato alcune scelte prioritarie nel segno della speranza: il primato di Dio, la testimonianza cristiana, una pastorale integrata sull’unità della persona. Gli orientamenti pastorali – scrive il Card. Bagnasco nella Presentazione – ci impegnano «in primo luogo farci discepoli del Signore Gesù, il Maestro che non cessa di educare a una umanità nuova e piena. Egli parla sempre all’intelligenza e scalda il cuore di coloro che si aprono a lui e accolgono la compagnia dei fratelli per fare esperienza della bellezza del Vangelo. La Chiesa continua nel tempo la sua opera: la sua storia bimillenaria è un intreccio fecondo di evangelizzazione e di educazione. Annunciare Cristo, vero Dio e vero uomo, significa portare a pienezza l’umanità e quindi seminare cultura e civiltà. Non c’è nulla, nella nostra azione, che non abbia una significativa valenza educativa».

Evangelizzazione ed educazione

L’Ufficio è ricco di una molteplicità di ambiti nei quali già si esplicita un forte impegno educativo alimentato dal Vangelo e dalla Dottrina sociale della Chiesa per una rinnovata compagnia nei confronti dei lavoratori, nel segno di un’attenzione nuova verso la profonda relazione tra la fede e la vita. Nella fedeltà al documento Evangelizzare il sociale,[1] che indica alle comunità ecclesiali le prospettive unitarie di una autentica pastorale sociale, siamo invitati a continuare a vivere nella Chiesa quell’intreccio fecondo di evangelizzazione e di educazione che culmina nel portare a pienezza l’umanità seminando cultura e civiltà. Gli ambiti che ci sono affidati sono molteplici:

lavoro (artigiano, agricolo, cooperativo, sindacale, imprenditoriale, formazione professionale, Giornata della solidarietà, 1° Maggio, Progetto Policoro);

economia e politica (Settimane sociali, Scuole di formazione socio-politica, Scuole di dottrina sociale);

giustizia e pace (Giustizia e pace Europa, Marcia per la pace, Giornata della pace);

custodia del creato (Giornata del ringraziamento, Giornata per la salvaguardia del creato, Rete interdiocesana stili di vita).

In ciascuno di questi ambiti – tutti riconducibili all’annuncio perenne che la Chiesa è chiamata a proclamare nella storia di ogni uomo: «Dio ti ama, Cristo è venuto per te, per te Cristo è Via, Verità e Vita» – occorre privilegiare l’evangelizzazione, come esperienza della bellezza del Vangelo, e lo stile della compagnia dei fratelli, come accoglienza di cuore e dialogo intelligente. In questo cammino ecclesiale, la Sacra Bibbia[2] e il Compendio della dottrina sociale della Chiesa,[3] – a cui si aggiunge l’enciclica sociale Caritas in veritate – sono strumenti indispensabili per declinare nella quotidianità della vita la novità del Vangelo di Gesù e del Magistero della Chiesa.

Le parole e le azioni di Gesù, contenute nei Vangeli, costituiscono il paradigma a cui si riferisce la Dottrina sociale della Chiesa quando parla di sacralità della persona, della sua naturale socievolezza e relazionalità, della carità e della verità, della giustizia e della pace, del valore e del significato del lavoro, della famiglia e della vita, dell’economia e della politica, della custodia del creato, della destinazione universale dei beni, del primato del regno di Dio rispetto a ogni realtà terrena.

Ciò comporta l’impegno a offrire il proprio contributo affinché la società favorisca stili di vita sani e rispettosi dei valori per «promuovere lo sviluppo integrale della persona, educare all’accoglienza dell’altro e al discernimento della verità, alla solidarietà e al senso della festa, alla sobrietà e alla custodia del creato, alla mondialità e alla pace, alla legalità, alla responsabilità etica nell’economia e all’uso saggio delle tecnologie» (EVBV 50).

Rilettura di documenti

Ulteriori riflessioni sul compito educativo svolto dalla pastorale sociale fin dalle sue origini, si possono trarre dall’approfondimento di alcuni documenti pastoralmente utili che mantengono la loro attualità e il loro valore:

– Le note pastorali Educare alla legalità,[4] Stato sociale ed educazione alla socialità[5] ed Educare alla pace[6] costituiscono una piccola trilogia utilizzabile con beneficio nella pastorale quotidiana. Legalità, socialità e pace: sono valori strettamente collegati, non dissociabili uno dall´altro.

– La nota Le comunità cristiane educano al sociale e al politico[7] si pone a sostegno delle responsabilità dei laici nel mondo, perché i cristiani continuino, nella difficile transizione della società, a rendere ragione della speranza che è in loro, anche con l’impegno sociale e politico.

– Il documento Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno[8] riprende la riflessione sul cammino della solidarietà nel nostro Paese per ribadire la consapevolezza della volontà della Chiesa di essere presente e solidale in ogni parte d’Italia, per promuoverne un autentico sviluppo.

In tempi e luoghi diversi, la pastorale sociale continua ad aiutare i pastori e i fedeli nell’impegno «di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sulle loro relazioni reciproche».[9]

Educare alla scuola dell’Eucaristia

Tutto questo è possibile perché «il mistero dell’Eucaristia ci abilita e ci spinge ad un impegno coraggioso nelle strutture di questo mondo per portarvi quella novità di rapporti che ha nel dono di Dio la sua fonte inesauribile».[10] Possiamo agire con responsabilità in ogni ambito sociale se siamo formati alla scuola dell’Eucaristia e sostenuti da una concreta educazione alla carità e alla giustizia basata sulla Dottrina sociale della Chiesa, patrimonio prezioso che orienta con sapienza i cristiani di fronte alle questioni sociali con realismo ed equilibrio, evitando compromessi o fatue utopie.

Per favorire quanto su accennato, abbiamo sempre bisogno di una liturgia «seria, semplice e bella, che sia veicolo del mistero, rimanendo al tempo stesso intelligibile, capace di narrare la perenne alleanza di Dio con gli uomini».[11] La buona qualità delle nostre celebrazioni liturgiche favorisce la crescita personale, comunitaria e sociale. «Occorre poi fare attenzione alla crescita indiscriminata del lavoro festivo e favorire una maggiore conciliazione tra i tempi del lavoro e quelli dedicati alle relazioni umane e familiari, perché l’autentico benessere non è assicurato solo da un tenore di vita dignitoso, ma anche da una buona qualità dei rapporti interpersonali. In questo quadro, grande giovamento potrà venire da un adeguato approfondimento della dottrina sociale della Chiesa, sia potenziando la formazione capillare sia proponendo stili di vita, personali e sociali, coerenti con essa».[12]

Educare alla custodia del creato

Nuovi stili di vita – «nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti»[13] – scaturiscono da un effettivo cambiamento di mentalità e da una grande attenzione nei confronti del creato, pensando che esiste una grande reciprocità tra noi, il prossimo, la creazione e Dio: «nel prenderci cura del creato, noi constatiamo che Dio, tramite il creato, si prende cura di noi».[14]

Se si avvilisce la persona, si sconvolge l’ambiente e si danneggia la società: è necessario quindi educarci ad una responsabilità ecologica che «affermi con rinnovata convinzione l’inviolabilità della vita umana in ogni sua fase e in ogni sua condizione, la dignità della persona e l’insostituibile missione della famiglia, nella quale si educa all’amore per il prossimo e al rispetto della natura».[15] Infatti, «il libro della natura è uno e indivisibile, sul versante dell’ambiente come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale» (CV 51).

Il degrado ambientale che spesso notiamo attorno a noi, «chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi, gli stili di vita e i modelli di consumo e di produzione attualmente dominanti, spesso insostenibili dal punto di vista sociale, ambientale e finanche economico».[16] Il creato è dono di Dio per la vita di tutti gli uomini «e il suo uso rappresenta per noi una responsabilità verso i poveri, le generazioni future e l’umanità intera» (CV 48). A motivare il nostro impegno per la custodia del creato è la passione verso l’uomo, la ricerca della solidarietà a livello mondiale, ispirata dai valori della carità, della giustizia e del bene comune, vissuti nella fede e nell’amore di Dio. Il cristiano guarda alla natura con riconoscenza e gratitudine verso Dio, per questo non la considera un tabù intoccabile o tanto meno ne abusa con spregiudicatezza; «ambedue questi atteggiamenti non sono conformi alla visione cristiana della natura, frutto della creazione di Dio» (CV 48).

L’approccio cristiano mette Dio creatore al primo posto, l’uomo come prima creatura e il creato come dono di Dio all’uomo affinché nel creato l’uomo, ogni uomo, tutto l’uomo si sviluppi e faccia sviluppare il creato stesso in tutte le sue componenti: uomini, animali, piante,… La visione cristiana è il camminare insieme dell’uomo e dell’ambiente verso Dio. Nell’ambito della custodia del creato esistono importanti esperienze nelle nostre diocesi, in particolare la “Rete Interdiocesana Stili di Vita”, che si propone di far crescere l’amore per ogni creatura a partire dal messaggio biblico, stimolare nuovi stili di vita e ricercare insieme percorsi e piste pastorali.

Educare al lavoro e alla festa

Poiché «ogni ambito del vissuto umano è interpellato dalla sfida educativa», è chiaro che «la capacità di vivere il lavoro e la festa come compimento della vocazione personale appartiene agli obiettivi dell’educazione cristiana. È importante impegnarsi perché ogni persona possa vivere un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale, prendendosi cura degli altri nella fatica del lavoro e nella gioia della festa, rendendo possibile la condivisione solidale con chi soffre, è solo o nel bisogno. Oltre a promuovere una visione autentica e umanizzante di questi ambiti fondamentali dell’esistenza, la comunità cristiana è chiamata a valorizzare le potenzialità educative dell’associazionismo legato alle professioni, al tempo libero, allo sport e al turismo» (EVBV 54).

È necessario educarci ed educare a vivere in modo rinnovato e secondo la prospettiva cristiana il rapporto tra lavoro e festa: «non è soltanto il lavoro a trovare compimento nella festa come occasione di riposo, ma è soprattutto la festa, evento della gratuità e del dono, a “risuscitare” il lavoro a servizio dell’edificazione della comunità, aiutando a sviluppare una giusta visione creaturale ed escatologica» (RSP 12).

Attraverso il lavoro, vissuto come vocazione allo sviluppo integrale, ciascun uomo edifica sempre più sé stesso come immagine di Dio. Per questo è necessario educarci al lavoro, valorizzando alcune prospettive, ricordandoci che: lavoriamo “per qualcuno”, con professionalità e competenza per noi stessi, la famiglia, la società, la Chiesa, il nostro Dio; lavoriamo “con qualcuno”, stiamo accanto a ogni persona, agli operai, ai disabili, agli immigrati condividendo i problemi, ma soprattutto le soluzioni e le risorse, donando noi stessi agli altri nella fede dell’unico Padre che ci rende figli; lavoriamo “con gratuità e amore”, vivendo il nostro lavoro come dono di noi stessi, mettendo a frutto i nostri talenti nella fiducia, nella fedeltà alle persone, alle città, alla Chiesa, a Dio.

Il lavoro è di «primaria importanza per la realizzazione dell’uomo e per lo sviluppo della società, e per questo occorre che esso sia sempre organizzato e svolto nel pieno rispetto dell’umana dignità e al servizio del bene comune. Al tempo stesso, è indispensabile che l’uomo non si lasci asservire dal lavoro, che non lo idolatri, pretendendo di trovare in esso il senso ultimo e definitivo della vita».[17]

La passione del lavorare insieme, l’avere a cuore le persone e la loro formazione, il porre al centro il tema del senso del lavoro, la crescita e lo sviluppo della e nella legalità, l’integrazione dei percorsi educativi, l’attenzione al mondo dell’immigrazione, il recupero del senso di appartenenza ecclesiale e sociale, la promozione della giustizia e della pace, il valore dei territori e delle loro tipicità sono i temi del nostro variegato impegno pastorale. In essi trova conferma lo stile di prossimità verso i lavoratori, la riscoperta della nostra vocazione di servizio, il vivere il coraggio della speranza anche di fronte le difficoltà, il sentirci parte viva della comunità ecclesiale e al suo servizio nelle nostre città. Certi che partecipando all’Eucaristia siamo abilitati e invitati a vivere tutta la nostra vita secondo il progetto di vita personale e sociale di Gesù e che siamo esortati «per la misericordia di Dio, ad offrire» i nostri «corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio» (Rm 12,1), torniamo sempre di nuovo alla mensa del cibus viatorum e da lì ripartiamo, nella contemplazione della presenza di Gesù Eucaristia, vivente in mezzo a noi, per vivere in pienezza nel cuore delle nostre città».[18]

Educare al sociale e al politico

«Impegnandosi nell’educazione, la Chiesa si pone in fecondo rapporto con la cultura e le scienze, suscitando responsabilità e passione e valorizzando tutto ciò che incontra di buono e di vero. La fede, infatti, è radice di pienezza umana, amica della libertà, dell’intelligenza e dell’amore. Caratterizzata dalla fiducia nella ragione, l’educazione cristiana contribuisce alla crescita del corpo sociale e si offre come patrimonio per tutti, finalizzato al perseguimento del bene comune. Le virtù umane e quelle cristiane, infatti, non appartengono ad ambiti separati. Gli atteggiamenti virtuosi della vita crescono insieme, contribuiscono a far maturare la persona e a svilupparne la libertà, determinano la sua capacità di abitare la terra, di lavorare, gioire e amare, ne assecondano l’anelito a raggiungere la somiglianza con il sommo bene, che è Dio Amore» (EVBV 15).

La Chiesa, nella fedeltà al Vangelo e nel corso della sua missione nel mondo, svolge il «compito di promuovere ed elevare tutto quello che di vero, buono e bello si trova nella comunità umana» (GS 76), non si stanca di camminare «insieme con l’umanità tutta e sperimenta assieme al mondo la medesima sorte terrena, ed è come il fermento e quasi l’anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio» (GS 40).

Al centro dell’impegno educativo c’è il riconoscere nell’uomo una persona libera e responsabile, capace di agire coscientemente, custode di diritti inalienabili. La radice di ogni totalitarismo è da individuare nella negazione della trascendente dignità della persona umana, immagine visibile del Dio invisibile e, proprio per questo, per sua natura stessa, soggetto di diritti che nessuno può violare: né l’individuo, né il gruppo, né la classe, né la nazione o lo stato.

Educhiamoci nell’essere “uomini retti”: «lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello del bene comune» (CV 71) e impegniamoci ad educare, formare e accompagnare quegli “uomini retti” di cui ha urgente bisogno il bene di “noi-tutti”, ovvero le nostre città, la nostra società. In questo compito educativo sono sempre più necessari proposte di nuovi stili di vita caratterizzati dalla sobrietà, dalla solidarietà, dalla fraternità, dalla gratuità, dal dono, ricordandoci che solo uomini nuovi sono capaci di nuovi stili di vita. È dalla rettitudine del cuore che scaturiscono autentiche opere rette.

[1] Conferenza Episcopale Italiana, Nota pastorale Evangelizzare il sociale, 22 novembre 1992 [ES].

[2] Idem (a cura di), Versione ufficiale de La Sacra Bibbia, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, Roma 2008.

[3] Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 25 ottobre 2004.

[4] Commissione ecclesiale Giustizia e pace, Educare alla legalità, 4 ottobre 1991.

[5] Idem, Stato sociale ed educazione alla socialità, 11 maggio 1995.

[6] Idem, Educare alla pace, 24 giugno 1998.

[7] Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, Le comunità cristiane educano al sociale e al politico, 19 marzo 1998.

[8] Conferenza Episcopale Italiana, Nota pastorale Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno, 21 febbraio 2010 [PSCM].

[9] Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 7 dicembre 1965 [GS], n. 4.

[10] Benedetto XVI, Esortazione apostolica Sacramentum caritatis, 22 febbraio 2007 [SCa], n. 91.

[11] Conferenza Episcopale Italiana, Orientamenti pastorali Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 29 giugno 2001, n. 49.

[12] Idem, Nota pastorale “Rigenerati per una speranza viva” (1Pt 1,3): Testimoni del grande ‘sì’ di Dio all’uomo, 29 giugno 2007 [RSP], n. 12.

[13] Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Centesimus annus, 1° maggio 1991, n. 36.

[14] Benedetto XVI, Messaggio per la XLIII Giornata Mondiale della Pace Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato, 1° gennaio 2010, n. 13.

[15] Ibidem, n. 12.

[16] Ibidem, n. 11.

[17] Benedetto XVI, Omelia, 19 marzo 2006.

[18] Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali, Documento preparatorio Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese, 1° maggio 2010, n. 36.

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