News Pastorale


 

Ciristianità ed Europa

Manifesto Creato

INFO VEGLIA PENTECOSTE

Locandina Nocciolo Cava

accoglienza reliquie beati Beltrame Quattrocchi

festa s. giuseppe 2017

manifesto Napoli

Invito CACCIARI 2016

veglia2016

LocandinaLaudatoSi

loc cacciari 2015

ricostruirelacitta

LocandinaCreato2015web 001

Locandina 27 giugno Pozzuoli

compendio dottrina sociale chiesa

immagine CHICCO DI FRUMENTO p1

 

 

 

 

 

immagine CHICCO DI FRUMENTO p1

Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro

 Presentazione del Progetto Policoro

di don Angelo Casile

Cos’è il Progetto Policoro?

È un progetto organico della Chiesa italiana che tenta di dare risposta concreta al problema della disoccupazione in Italia. Policoro, città in provincia di Matera, è il luogo dove si svolse il primo incontro il 14 dicembre del 1995, subito dopo i13° Convegno Ecclesiale Nazionale tenuto a Palermo. Si vuole affrontare il problema della disoccupazione giovanile, attivando iniziative di formazione a una nuova cultura del lavoro, promuovendo e sostenendo l’imprenditorialità giovanile e costruendo rapporti di reciprocità e sostegno tra le Chiese del Nord e quelle del Sud, potendo contare sulla fattiva collaborazione di aggregazioni laicali che si ispirano all’insegnamento sociale della Chiesa.

Ideatore del Progetto Policoro è mons. Mario Operti: nato a Savigliano (Cuneo) nel 1950, sacerdote della diocesi di Torino, direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI (1995-2000), deceduto il 18 giugno 2001.

L’icona biblica del Progetto è tratta dagli Atti degli Apostoli (3,1-10). Pietro e Giovanni, allo storpio che chiedeva l’elemosina alla Porta Bella del Tempio di Gerusalemme, non hanno da offrire ricchezze materiali, ma il Vangelo che è Gesù. «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo„ il Nazareno,

àlzati e cammina!». La Chiesa offre a ogni persona il suo tesoro, Gesù. La ricchezza del Vangelo cambia la vita e aiuta +le­persone ad alzarsi dalla strada della rassegnazione e del mendicare assistenza per camminare insieme e con cuore nuovo lungo i sentieri della speranza e dell’autentico sviluppo.

Nella convinzione di «stare dentro la storia con amore»1,1’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro coinvolse il Servizio Nazionale per la pastorale giovanile e la Caritas Italiana nell’incontro svolto a Policoro (14 dicembre 1995), che vide la partecipazione dei rappresentanti diocesani di Basilicata, Calabria e Puglia e di alcune Associazioni laicali per riflettere sulla disoccupazione giovanile nella sicura speranza che l’Italia «non crescerà se non insieme»2.

Il Progetto è per tutta l’Italia. Avviato nel 1995 in Basilicata, Calabria e Puglia, oggi il Progetto coinvolge sempre più Campania, Sicilia, Sardegna, Abruzzo-Molise, Umbria, Emilia-Romagna e ultimamente il Lazio, le Marche e la Toscana per un totale di 97 diocesi e 137 animatori. Con le altre regioni, in particolare Lombardia, Piemonte e Triveneto sono attivi fin dall’inizio importanti rapporti di reciprocità, che si basano sulla comunione ecclesiale.

Il documento dell’Episcopato italiano Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno (2010), scritto a vent’anni dal documento Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno (1989), ha riconosciuto il Progetto Policoro «tra i segnali concreti di rinnovamento e di speranza che hanno per protagonisti i giovani, […] con l’intento di affrontare il problema della disoccupazione giovanile, attivando iniziative di formazione a una nuova cultura del lavoro, promuovendo e sostenendo l’imprenditorialità giovanile e costruendo rapporti di reciprocità e sostegno tra le Chiese del Nord e quelle del Sud, potendo contare sulla fattiva collaborazione di aggregazioni laicali che si ispirano all’insegnamento sociale della Chiesa»3.

L’intuizione fondamentale del Progetto Policoro è il lavorare insieme di diversi soggetti (ecclesiali, associativi, istituzionali) attorno allo stesso problema (la disoccupazione) nell’ottica dell’attenzione alla persona e alla società per un loro autentico sviluppo nella solidarietà, sussidiarietà e reciprocità tra le Chiese del Nord Italia e del Sud Italia.

II metodo sviluppato dal Progetto Policoro consiste nel coinvolgere sempre più sul territorio e in sinergia le diocesi, con l’apporto competente dei direttori degli Uffici e degli animatori di comunità, e le associazioni per evangelizzare il lavoro e la vita, educare e formare le coscienze, esprimere gesti concreti (idee imprenditoriali e reciprocità). Lo stile è quello di aiutarsi a crescere insieme nel rispetto reciproco delle specificità e competenze, nella solidarietà e nella comunione. La virtù cristiana che lo sostiene è la speranza.

a.

Evangelizzare il lavoro e la vita. II Progetto, a partire dal «reciproco appello, che si fanno continuamente il Vangelo e la vita concreta, personale e sociale, dell’uomo»4, è un piccolo segno che si spinge sulle frontiere avanzate dell’evangelizzazione: disoccupazione, usura, minori sfruttati, disabili, lavoro nero. In questi luoghi, dove la dignità delle persone è calpestata, il Vangelo realizza il cambiamento, libera dall’oppressione, conduce nella direzione della gioia e della speranza. II soggetto di questo impegno di evangelizzazione è principalmente la comunità cristiana.

b.

Educare e formare le coscienze. II Progetto ha una finalità essenzialmente educativa ed è pienamente in linea con gli orientamenti pastorali della Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelos. II triennio di formazione degli Animatori di comunità, che si impegnano assieme ad altri giovani e adulti nel loro territorio, si basa sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa, presentato nella sua interezza nei corsi annuali, e sulla Caritas in[1]  primo anno sviluppa il tema “La mia missione…” (vocazione, persona, solidarietà, sussidiarietà, bene comune) attingendo ai capitoli 1-4 del Compendio. Il secondo anno “La mia missione… nella e per la città” (famiglia, lavoro, economia e politica), capitoli 5-8. II terzo “La mia missione… nel e per il mondo” (comunità internazionale, creato, pace, Chiesa) capitoli 9-12.

  1. Esprimere gesti concreti (idee imprenditoriali e reciprocità). Attraverso un metodo globale (evangelizzazione, educazione, gesti concreti) che valorizza la persona nella sua interezza e la società nelle diverse realtà (ecclesiale, istituzionale, associativa) si realizzano così opere concrete (cooperative, consorzi, imprese, microcredito, reciprocità Nord-Sud…) capaci di far germogliare speranza e sviluppo e donano possibilità lavorative a migliaia di giovani e permette loro di sposarsi e generare figli.

I soggetti ecclesiali coinvolti nel Progetto Policoro ai diversi livelli (nazionale, regionale e diocesano) sono: gli Uffici per i problemi sociali e il lavoro, la Pastorale giovanile e la Caritas. Tali Uffici sono supportati dagli Animatori di comunità, laici responsabili mossi ad agire secondo una logica di servizio, con la maggior competenza possibile, con attenzione costante alle persone, specialmente a quelle che non contano, agli ultimi.

I soggetti associativi e istituzionali che partecipano, secondo il proprio carisma specifico, al Progetto, e che si ispirano al prezioso patrimonio della Dottrina sociale della Chiesa sono: Gioventù Operaia Cristiana (Gioc), Movimento Lavoratori di Azione Cattolica (Mlac), Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (Acli), Confcooperative, Confederazione Italiana Sindacati dei Lavoratori (Cisl). A questo primo gruppo si sono aggiunti: Coldiretti, Banche di Credito Cooperativo, Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti (Ucid), Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani (Agesci).

Il Progetto punta a rendere i giovani, spesso vittime della rassegnazione, della violenza e dello sfruttamento, autentici protagonisti del rinnovamento della loro terra nel «farsi costruttori di una nuova società» 6. Basandosi sull’educazione dei giovani e sul loro attivo coinvolgimento nel processo educativo, il Progetto rende possibile un cambiamento autentico di mentalità, che si esplicita nelle opere realizzate: il Vangelo annunciato al cuore dei giovani, cambia la loro mente, e li spinge ad agire.

Risultati raggiunti.

Il primo grande risultato sono le persone. Il Progetto ha permesso a migliaia di giovani di essere se stessi, di esprimere i loro talenti e li ha resi persone capaci di relazioni ecclesiali e sociali autentiche e di promuovere sviluppo. Il disoccupato di ieri è, oggi, un cooperatore o un piccolo imprenditore, sposato, padre di famiglia con figli. Risolvendo il problema lavorativo si è risolto il problema familiare e generativo.

II secondo risultato sono le imprese sorte: centinaia e centinaia di cooperative. In esse prevale la presenza lavorativa di giovani, anche disabili, delle donne e l’utilizzo di risorse_e beni diocesani e anche di terreni e beni sottratti alla mafia. Questi gesti concreti, segni di speranza, dicono la bontà del Progetto come spazio di evangelizzazione, formazione e promozione umana per sperimentare soluzioni inedite al problema della disoccupazione. Le nostre comunità ecclesiali investono sui giovani e li rendono promotori di autentico sviluppo e capaci di una testimonianza cristiana caratterizzata dalla solidarietà e dal rispetto della legalità. Le tipologie d’impresa sono le più varie e riguardano i settori dell’agricoltura, dell’artigianato, dell’accoglienza e della cura delle persone, dell’alberghiero e del turistico, della gestione dei musei e dei beni culturali, della comunicazione e del teatro. Il sito www.,progettopolicoro.it offre un ampio panorama delle iniziative realizzate.

Il Santo Padre Benedetto XVI, in occasione del convegno celebrativo del 50′ della Mater et magistra, ha annoverato gli Uffici per i problemi sociali e il lavoro tra le importanti istituzioni a servizio della nuova evangelizzazione del sociale, ricordando – con parole che ben si addicono anche al Progetto Policoro – la preziosa opera di «accompagnamento di varie iniziative di sperimentazione dei contenuti del magistero sociale, come nel caso di cooperative sociali di sviluppo, di esperienze di microcredito e di un’economia animata dalla logica della comunione e della fraternità»’.

Rivolgendosi ai vescovi italiani, il Santo Padre li ha invitati a incoraggiare «le iniziative di formazione ispirate alla dottrina sociale della Chiesa […]. Rinnovate le occasioni di incontro, nel segno della reciprocità, tra Settentrione e Mezzogiorno. Aiutate il Nord a recuperare le motivazioni originarie di quel vasto movimento cooperativistico di ispirazione cristiana che è stato animatore di una cultura della solidarietà e dello sviluppo economico. Similmente, provocate il Sud a mettere in circolo, a beneficio di tutti, le risorse e le qualità di cui dispone e quei tratti di accoglienza e di ospitalità che lo caratterizzano»g. Non possiamo non ritrovare in queste parole un riferimento al Progetto Policoro.

Il Progetto Policoro9 da sogno di don Mario Operti per i giovani disoccupati del Sud è diventato realtà, anche grazie a Mons. Paolo Tarchi, suo successore e mio predecessore. Questo sogno è diventato idea che si organizza e diventa impresa germogliando come speranza nei cuori di tanti giovani del Paese. Si realizza quanto don Mario amava ripetere: «non esistono formule magiche per creare lavoro. Occorre investire nell’intelligenza e nel cuore delle persone».

[2]

 

[1] Conferenza Episcopale Italiana, Con il dono della carità dentro la storia, 26 maggio 1996, n. 6.

2 Consiglio Permanente della CEI, La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, 23 ottobre 1981, n. 8.

3 Cfr. Conferenza Episcopale Italiana, Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno, 21 febbraio 2010, n. 12. 4 Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 8 dicembre 1975, n. 29.

1 Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, 4 ottobre 2010.[1]

6 Conferenza Episcopale Italiana, Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno, 18 ottobre 1989, n. 30.

7 Benedetto XVI, Udienza ai partecipanti al Congresso Internazionale promosso dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nel 50° anniversario dell’Enciclica Mater et magistra, 16 maggio 2011.

g Benedetto XVI, Discorso all’Assemblea Generale della CEI, 26 maggio 2011.

9 Per approfondire: Angelo Casile, Il nuovo all’orizzonte. Intuizioni e prospettive del Progetto Policoro, Editrice Monti, 2003; Angelo Casile, La carità al centro. Dottrina sociale della Chiesa: storia, annuncio, percorsi, Tau Editrice, 2011.

2[2]

Il Progetto Policoro, speranza del Sud per il Paese

 

  1. Il sogno di don Mario

Il Progetto Policoro è il sogno di don Mario Operti per i giovani disoccupati del Sud. Questo sogno è diventato realtà, germogliando come speranza nei cuori di tanti giovani del Paese.

In questi anni, la Chiesa continua a dare ai giovani la stessa risposta data da Pietro allo storpio seduto alla Porta Bella del Tempio di Gerusalemme: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!» (At 3,6). La Chiesa dona il Vangelo che è Gesù e, sull’esempio del suo Signore, il Buon samaritano della storia, si prende a cuore queste forme, nuove e antiche, di povertà e inventa nuove forme di solidarietà e di condivisione nella certezza che «è l’ora di una nuova fantasia della carità» (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 62).

Nella convinzione di «stare dentro la storia con amore» (Con il dono della carità dentro la storia, 6), subito dopo il Convegno ecclesiale nazionale di Palermo, l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, il Servizio Nazionale di pastorale giovanile e la Caritas Italiana si incontrano a Policoro (MT) il 14 dicembre del 1995 con i rappresentanti diocesani di Calabria, Basilicata e Puglia per riflettere sulla disoccupazione giovanile nella sicura speranza che «Il Paese non crescerà se non insieme» (La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, 8). Nasce così il Progetto Policoro, iniziativa ecclesiale fondata sulla presenza ai vari livelli dei tre uffici promotori, che assieme alle associazioni e con l’apporto competente degli animatori di comunità agiscono in sinergia per evangelizzare, educare, esprimere gesti concreti (idee imprenditoriali e reciprocità).

  1. La fiducia della Chiesa italiana

La Chiesa italiana ha rinnovato più volte la sua fiducia verso il Progetto Policoro:

«Sentiamo così di condividere la speranza con i tanti giovani che sono in ricerca di un lavoro, o con tutti quei lavoratori che faticano a trovare punti di riferimento nella complessità e precarietà del mondo del lavoro» (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 2001, 61).

«Continua inoltre, ormai da otto anni, l’esperienza del “Progetto Policoro”, spazio di evangelizzazione, formazione e promozione umana dove si mettono alla prova, con la necessaria umiltà, strade nuove e soluzioni inedite intorno al grave problema della disoccupazione. Così le nostre comunità ecclesiali investono sulle capacità dei giovani di promuovere un autentico sviluppo e di dare una testimonianza cristiana caratterizzata dalla solidarietà e dal rispetto della legalità» (Card. Camillo Ruini, Prolusione all’Assemblea Generale, 19 maggio 2003, 5).

«è un’iniziativa che presuppone e promuove una cultura nuova fatta di fiducia, di relazioni, di reciprocità, di legalità, di responsabilità» (S.E. Mons. Arrigo Miglio, Progetto Policoro: valutazione e prospettive a dieci anni all’avvio, Assemblea Generale, 14-18 novembre 2005).

«Un pensiero particolare va ai Confratelli del nostro Sud che da anni si stanno prodigando attraverso intelligenti azioni di formazione e talora anche di sostegno concreto per garantire ai giovani un futuro nelle loro terre. Tali iniziative – com’è noto − sono sostenute con convinzione dalla nostra Conferenza Episcopale tramite il “Progetto Policoro”. Siamo certi che le devastazioni e le intimidazioni che vengono inflitte dalla malavita locale non ostacoleranno il processo di sviluppo nella legalità, e che non verrà a mancare il sostegno e la solidarietà di tutti» (Card. Angelo Bagnasco, Prolusione all’Assemblea Generale, 21 maggio 2007, 9).

«La Chiesa non ha ricette tecniche, ma il Papa ha bene evidenziato un principio, quello della dignità della persona, che deve rimanere centrale. Nell’epoca moderna, poi, lo sforzo della Chiesa è stato proprio quello di operare alla radice della povertà, indicando criteri di intervento e sollecitando tutti alla cooperazione. Talvolta si è adoperata anche per creare occasioni di lavoro. Penso alla promozione delle cooperative e di piccole imprese. Penso al Progetto Policoro della Chiesa italiana, come a tante altre iniziative delle associazioni cattoliche. Magari sono piccoli nu-meri nel complesso dell’occupazione, ma rappresentano risposte concrete e linee di indirizzo, una ricchezza offerta a tutto il Paese» (Card. Angelo Bagnasco, Avvenire, 30 dicembre 2008, p. 3).

  1. Lavorare insieme nella certezza della speranza

Nel realizzare il Progetto, la Chiesa non è mossa da ambizione di prestigio o di potere, ma unicamente dalla «cura e responsabilità per l’uomo» (Centesimus annus, 53), per ogni uomo concreto, amato e redento da Cristo. E dal mistero di Cristo trae la luce per illuminare la vera identità dell’uomo e orientare il suo cammino storico. Segnata dalla Croce di Cristo, la Chiesa annuncia a tutti gli uomini che la passione di Dio è l’uomo vivente.

L’intuizione fondamentale del Progetto, ricchezza della Chiesa Cattolica offerta a tut­to il Paese, è la collaborazione tra soggetti diversi per un unico impegno: l’evangelizzazione. Il metodo è quello di imparare a lavorare insieme (a livello nazionale, regionale, diocesano) seguendo un progetto comune; lo stile è quello di aiutarsi a crescere insieme nel rispetto reciproco delle specificità e competenze, nella solidarietà e nella comunione; la virtù cristiana che lo sostiene è la speranza. La collaborazione tra diversi uffici pastorali stimola la sinergia tra associazioni e organizzazioni presenti sul territorio e li spinge a operare in reciprocità con i diversi territori del Nord e del Sud. Attraverso un metodo globale (evangelizzazione, formazione, gesti concreti di solidarietà e di reciprocità) che investe la persona nella sua interezza e la società nelle diverse realtà (ecclesiale, istituzionale, associativa) si realizzano così opere concrete, capaci di far germogliare speranza e sviluppo.

In ogni diocesi il Progetto rappresenta una novità e un’opportunità per la diocesi stessa, un lavoro di sinergia fra uffici diversi: l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, il Servizio Nazionale di pastorale giovanile e la Caritas Italiana, solitamente non abituati a lavorare insieme su un progetto di grande respiro; novità per i territori che sperimentano una Chiesa locale presente nell’ambito del lavoro nella prospettiva della speranza, del futuro, con particolare riferimento ai giovani; novità per enti ed associazioni che ricevono dalla Chiesa una proposta di collaborazione per operare ciò che fanno ordinariamente, ma con una motivazione in più o, se si vuole, diversa. La collaborazione tra le diverse pastorali e il coinvolgimento delle associazioni laicali è un vero segno di novità, e va nella direzione di quella conversione pastorale auspicata dai vescovi italiani a Palermo (1995) e sviluppata nell’ultimo Convegno ecclesiale nazionale di Verona (2006). Il lavoro in rete è un concetto fortemente legato alla natura pastorale del Progetto. Non si può essere legati al proprio interesse, individuale o associativo, se ciò che ci muove a “fare” il Progetto è il Vangelo e, quindi, uno spirito di comunità, ispirato alle prime comunità cristiane in cui: «Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune» (At 2,44).

  1. Il servizio delle associazioni e delle istituzioni laicali

La partecipazione delle associazioni e delle istituzioni laicali nella realizzazione del Progetto è sostenuta da una fondamentale intuizione: «Nel Sud è esigenza primaria una nuova carica di fiducia per un cammino di speranza. Bisogna moltiplicare i soggetti, i contenuti e gli spazi per una “ministerialità” di servizio e di liberazione» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 29). Da questa esigenza di soggetti impegnati nella ministerialità di servizio e di liberazione, situato nella prospettiva della «finalità specificatamente religiosa dell’evangelizzazione» (Evangelii nuntiandi, 32), prendono corpo le forme particolari di organizzazione a rete, tra le varie aggregazioni laicali di ispirazione cristiana, chiamate filiere: una prima filiera costituita dalle associazioni di evangeliz-zazione e promozione umana e una seconda filiera specializzata nei vari settori economici e sociali (cooperazione, impresa, microcredito).

Queste filiere di aggregazioni laicali sono per le comunità ecclesiali un grande tesoro; «hanno permesso la formazione di persone che hanno saputo, nei vari ambiti della vita, essere testimoni del Signore, nella fedeltà alla storia degli uomini nella quale erano immersi» (Mario Operti, Laici adulti per un rinnovato impegno sociale, p. 31).

Attualmente il Progetto può contare sulla fattiva collaborazione di associazioni laicali che ispirano il proprio agire sul prezioso patrimonio della Dottrina sociale della Chiesa: Gioventù Operaia Cristiana (GiOC), Movimento lavoratori di Azione Cattolica (Mlac), Giovani delle Acli (GA), Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (Acli), Confcooperative – Inecoop, Coldiretti, Cisl, Banche di Credito Cooperativo, Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti (Ucid).

Il Progetto nel riconoscere il ruolo del laicato e delle aggregazioni laicali in una prospettiva di comunione e di sinergia, non soltanto apprezza la lunga e ricca tradizione del movimento cattolico in Italia, ma pone le premesse indispensabili per una comunità ecclesiale più coraggiosamente ispirata alla tradizione apostolica e per una società civile animata e resa protago-nista dal basso.

Ogni associazione laicale partecipa, secondo il proprio carisma specifico, «all’elaborazione e alla realizzazione dei progetti particolari, nella comune volontà di dialogo superando incompren-sioni e resistenze, nel riconoscimento reciproco delle proprie tradizioni e peculiarità, nella disponibilità a comunicarsi i rispettivi progetti ed interessi, nel consentire ad ognuno di approfondire il proprio carisma, nella disponibilità a crescere insieme senza rivalità o gelosie, nel sostenersi a vicenda con spirito di emulazione e di vera competizione nel bene» (Quaderni CEI, Anno IV, n. 3, febbraio 2000, Sesto vademecum, pp. 102-103).

A proposito dell’impegno delle associazioni, don Mario soleva affermare: «Se tutti fanno tutto, alla fine si entra in rotta di collisione. Se ognuno fa ciò per cui è nato e se ognuno mette a disposizione di tutti la propria identità e missione, allora nasce veramente un mosaico che è icona della Chiesa» (Quaderni CEI, p. 103). Bisogna convincersi che il futuro dell’associazionismo laicale è nella collaborazione con i vari settori della pastorale.

 

  1. Gli animatori di comunità

La formazione e l’educazione nei confronti del lavoro stimola i giovani a farsi compagni di strada di coloro che sono in difficoltà. Gli animatori di comunità sono laici responsabili che in profonda sintonia con le tre pastorali e le filiere delle associazioni agiscono per un’adeguata promozione del Progetto nella diocesi. Appare opportuno verificare che i giovani abbiano una formazione valoriale di base e sensibilità umana e sociale per attivare reti sul tema del lavoro.

Il Catechismo degli Adulti ci propone un’immagine che descrive i cristiani impegnati nel sociale e che ben si addice agli animatori di comunità: «La carità li muove ad agire secondo una logica di servizio, con la maggior competenza possibile, con attenzione costante alle persone, specialmente a quelle che non contano, agli ultimi. Li fa disponibili al dialogo e alla collaborazione con tutti gli uomini di buona volontà. La speranza li rende tenaci nell’azione, pazienti nella sofferenza, modesti nel successo, aperti a ogni nuova possibilità di bene. Così ciascuno per la sua parte concorre, “con l’energia ricevuta da Dio” (1Pt 4,11), a edificare la città dell’uomo, come concorre a edificare la Chiesa» (La verità vi farà liberi, 1093).

Nell’arco temporale di tre anni, gli animatori svolgono i seguenti compiti:

collaborare attivamente con le tre pastorali, di cui una svolge la funzione di tutor, al fine di rispettare la natura ecclesiale del Progetto e garantire il coinvolgimento sinergico delle pastorali;

curare reti per lavorare insieme con le associazioni presenti sul territorio e che aderiscono alle filiere dell’evangelizzazione e della formazione;

– partecipare assieme agli altri animatori agli incontri formativi nazionali e regionali per crescere insieme nella consapevolezza ecclesiale e per offrire un servizio competente;

acquisire informazioni utili per organizzarle e metterle a disposizione dei giovani e far crescere una maggiore consapevolezza circa le opportunità legislative (comunitarie, nazionali e regionali) relative alla possibilità di accesso nel mondo del lavoro;

– contrastare il “mito” del lavoro dipendente e del posto fisso e operare negli spazi dell’esclusione sociale e della disabilità per costruire nuova cittadinanza verso i soggetti deboli;

– assicurare un raccordo tra i giovani e i diversi soggetti, pubblici e del mondo associativo organizzato, in particolare di quelli coinvolti nel Progetto e orientare verso la realizzazione di gesti concreti (idea imprenditoriale e rapporti di reciprocità);

– scoprire e valorizzare le potenzialità dei giovani e delle risorse del territorio;

– coinvolgere negli scambi di reciprocità e solidarietà i gesti concreti già sviluppati sul territorio;

– garantire il servizio di animazione territoriale presso scuole, parrocchie e gruppi ecclesiali della diocesi, relativamente alle tematiche occupazionali;

relazionare mensilmente e puntualmente sulle attività svolte in un’ottica educativa: per rendere conto del proprio operato (livello personale – trasparenza e legalità), per condividere ciò che si realizza e sviluppare nuove partecipazioni al Progetto (livello diocesano – collaborazione e condivisione), e per facilitare l’acquisizione complessiva del lavoro svolto sul territorio (livello nazionale – solidarietà e reciprocità);

accompagnare l’animatore di comunità successivo in un graduale inserimento nelle attività della diocesi trasmettendogli il bagaglio relazionale ed esperienziale acquisito, a tal fine appare più utile partire con un impegno di 12 ore nel primo anno e di 24 ore nel secondo e nel terzo, ciò permette di valorizzare adeguatamente l’esperienza acquisita dall’animatore nella fase centrale e finale del suo percorso di formazione.

 

6.1. Evangelizzare il lavoro e la vita

Nell’evangelizzazione dei giovani disoccupati si parte da una constatazione di fondo: se anche non avessimo altro da offrire ai giovani in cerca di lavoro, il Vangelo è sempre una grande speranza e ci incombe l’obbligo, ma soprattutto la gioia di annunciarlo ai giovani con forza, per rigenerare in loro la vita e far loro sperimentare la liberazione e la salvezza. Anche se i giovani non lavorano, in quanto cristiani sono chiamati da Dio alla speranza, alla santità, alla generosità, a farsi prossimo (cfr Primo vademecum del Progetto Policoro, giugno 1996, pp. 5-9).

La priorità dell’evangelizzazione nel Progetto risponde all’esigenza di un autentico annuncio evangelico e di una formazione catechistica adeguata alle varie età e situazioni della vita, che tenga conto dei problemi quotidiani delle persone, prima di tutto del lavoro o della disoccupazione, e che ha come centro la persona di Gesù Cristo: «Al centro stesso della catechesi noi troviamo essenzialmente una persona: quella di Gesù di Nazareth» (Catechesi tradendae, 5).

«L’evangelizzazione non sarebbe completa se non tenesse conto del reciproco appello, che si fanno continuamente il Vangelo e la vita concreta, personale e sociale, dell’uomo. Per questo l’evangelizzazione comporta un messaggio esplicito, adattato alle diverse situazioni, costantemente attualizzato, sui diritti e sui doveri di ogni persona umana, sulla vita familiare senza la quale la crescita personale difficilmente è possibile, sulla vita internazionale, la pace, la giustizia, lo sviluppo» (Evangelii nuntiandi, 29).

Il Progetto è un piccolo segno che si spinge sulle frontiere avanzate dell’evangelizzazione: disoccupazione, usura, minori sfruttati, disabili, lavoro nero. In questi luoghi, dove la dignità delle persone è calpestata, il Vangelo realizza il cambiamento, libera dall’oppressione, conduce nella direzione della gioia e della speranza.

Evangelizziamo il lavoro quotidiano nella testimonianza che è «presenza, partecipazione, solidarietà» (Evangelii nuntiandi, 21), con uno sguardo positivo sul tempo attuale, con la capacità di osservare l’evoluzione del lavoro nella sua complessità e raccontando nuovi cammini di speranza nel lavoro. Annunciamo il Vangelo della vita e testimoniamo il Risorto nei luoghi del lavoro, raccogliendo dalla festa, che vive della domenica, una ragione e un senso rinnovato.

Lo stile è quello di essere incarnati sul territorio nella fedeltà al Vescovo, alla diocesi (alle sue tradizioni e alla sua storia), alla Dottrina sociale della Chiesa nel tentativo di coniugare insieme la testimonianza delle opere di giustizia, legalità e solidarietà con l’annuncio del Vangelo, in un processo in cui le presenze laicali dialogano tra loro, entrano in rapporto fecondo con le diocesi per superare la tentazione dell’autoreferenzialità, dello spirito di conquista, e nella continua tensione tra memoria del passato, impegno nel presente e apertura al futuro coscienti che: «I cristiani dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo» (Lettera a Diogneto, V,9).

6.2. Educare e formare le coscienze

Nelle iniziative per la formazione e l’educazione delle coscienze, al fine di superare la disoccupazione, il lavoro nero o precario, si avvalora la necessità di un radicale cambiamento di mentalità e di cultura che porti il giovane ad attivare le sue potenzialità in un’ottica di imprenditorialità personale. A tale scopo, si realizzano corsi formativi e informativi per diffondere una nuova mentalità verso il lavoro, ispirata ai valori umani e cristiani della solidarietà e della cooperazione. Ai corsi collaborano le associazioni di ispirazione cristiana, che operano nel settore cooperativo, della formazione professionale, dell’imprenditorialità giovanile e del terzo settore (cfr Primo vademecum, pp. 9-12).

Il Progetto punta a rendere i giovani del Sud, spesso vittime della rassegnazione, della violenza e dello sfruttamento, autentici protagonisti del rinnovamento della loro terra nel «farsi costruttori di una nuova società» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 30). Basandosi sull’educazione dei giovani e sul loro attivo coinvolgimento nel processo educativo, il Progetto rende possibile un cambiamento autentico di mentalità, che si esplicita nelle opere realizzate: il Vangelo annunciato al cuore dei giovani, cambia la loro mente, e li spinge ad agire.

In questo processo educativo, che attinge a piene mani nella Dottrina sociale della Chiesa, si è sostenuti dalla convinzione che educare le coscienze è il compito fondamentale della Chiesa e che spetta poi ai cristiani, singoli o associati, particolarmente ai fedeli laici, inserirsi intimamente nel tessuto della società civile e “inscrivere la legge divina nella vita della città terrena” (Gaudium et spes, 43). I giovani bisogna educarli a «immettersi concretamente nell’esperienza del sociale, attraverso forme di volontariato, di aggregazione culturale, di cooperazione, perché propongano, esperimentino, incidano sul futuro della loro terra» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 30).

6.3. Esprimere gesti concreti: idee imprenditoriali e reciprocità

Il Progetto si caratterizza per la capacità di innestare nella vita del giovane un processo virtuoso, che parte dall’annuncio del Vangelo, passa attraverso un impegno di formazione culturale e culmina nella capacità di mettersi insieme per realizzare gesti concreti di solidarietà e rapporti di reciprocità. Ciascun giovane, sorretto dalla comunità cristiana, rinvigorisce la speranza e smentisce la sfiducia nella certezza che il futuro è «riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza» (Gaudium et spes, 31).

Accogliendo le indicazioni dei Vescovi italiani, che invitano a percorrere «le vie della comunione, della solidarietà e della cultura… per superare le fratture esistenti tra Nord e Sud, nella Chiesa e nel Paese» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 36), ma anche per sconfiggere «pregiudizi, polemiche, vittimismi, presunzioni di superiorità, atteggiamenti di rigetto» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 24) e risanare ferite antiche e nuove, le diocesi attraverso il coinvolgimento attivo delle tre pastorali e delle associazioni realizzano gesti concreti di solidarietà, per inverare nei fatti i principi della fede.

Tali gesti concreti non pretendono di risolvere i problemi che non sono di competenza specifica della Chiesa, ma vogliono essere dei segni autentici da intraprendere per giungere a soluzioni corrette, e stimoli adatti a risvegliare nella coscienza di tutti gli uomini la responsabilità e le capacità al servizio della collettività. Sono spazi d’impegno che rendono presente la pedagogia dei segni, dove si intrecciano fatti e parole, insegnamento ed esperienza: «Si tenga conto di alcune significative proposte emerse a Palermo: promozione del “terzo settore”, forme di risparmio solidale, di cooperazione e di imprenditoria a favore dell’occupazione giovanile, specialmente nel Sud del Paese; garanzie e servizi fondamentali da assicurare a tutti; legge organica per l’accoglienza degli immigrati; rilancio della cooperazione internazionale allo sviluppo; alleggerimento del debito dei Paesi poveri; allargamento del servizio civile; riconversione delle industrie belliche e divieto del commercio delle armi» (Con il dono della carità dentro la storia, 35).

L’impegno attuale è di sviluppare sempre più la promozione dei gesti concreti e incentivare i rapporti di reciprocità e di solidarietà tra le Chiese del Sud e le Chiese del Nord.

I rapporti di reciprocità sono vissuti in un’ottica di scambio di doni nella solidarietà che culmina nella comunione della carità, per superare i complessi tra una Chiesa che si sente povera e chiede aiuto e un’altra che si sente autosufficiente ma che dona e rimane sempre staccata dai problemi. «La comunione, generata dal Vangelo della carità non può essere circoscritta entro l’ambito di ciascuna Chiesa particolare. Dobbiamo intensificare anche la comunicazione e lo scambio dei doni tra le Chiese, a cominciare dalle nostre in Italia. Particolarmente urgente si fa oggi la cooperazione tra il Nord e il Sud d’Italia» (Con il dono della carità dentro la storia, 22).

Queste parole rappresentano lo scenario nel quale si muovono i rapporti di reciprocità tra le Chiese e sottolineano il ruolo delle comunità ecclesiali nel rispondere in modo creativo alle sfide del presente, sull’esempio di Cristo, il quale «da ricco che era, si è fatto povero» per noi, perché noi diventassimo «ricchi per mezzo della sua povertà» (2Cor 8,9).

Le Chiese del Nord sono abituate a donare dalla propria ricchezza, ma potrebbero ricevere da quelle del Sud valorizzando sempre più quella concezione conciliare di Chiesa particolare intesa come comunione di comunità e crescere nell’evangelizzazione reciproca e valorizzare la diversità e l’incontro tra comunità di culture, mentalità e tradizioni diverse. «Le singole parti portano i propri doni alle altre parti e a tutta la Chiesa, di maniera che il tutto e le singole parti si accrescono con l’apporto di tutte, che sono in comunione le une con le altre» (Lumen gentium, 13).

La reciprocità e la cooperazione fra le Chiese diventa un segno di evangelizzazione nel Paese e rende visibile la carità che: «ha come frutti la gioia, la pace e la misericordia; esige la generosità e la correzione fraterna; è benevolenza; suscita la reciprocità, si dimostra sempre disinteressata e benefica; è amicizia e comunione» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1829).

  1. Il rilancio del Progetto nella crisi

Il Santo Padre Benedetto XVI ci offre una puntuale riflessione sul tema dell’attuale crisi: «Per superare la crisi economica e sociale che stiamo vivendo, sappiamo che occorre uno sforzo libero e responsabile da parte di tutti; è necessario, cioè, superare gli interessi particolaristici e di settore, così da affrontare insieme ed uniti le difficoltà che investono ogni ambito della società, in modo speciale il mondo del lavoro. Mai come oggi si avverte una tale urgenza; le difficoltà che travagliano il mondo del lavoro spingono ad una effettiva e più serrata concertazione tra le molteplici e diverse componenti della società. […] nel libro del Qoèlet leggiamo: “Meglio essere in due che uno solo, perché otterranno migliore compenso per la loro fatica. Infatti, se cadono, l’uno rialza l’altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi” (4,9-10). L’auspicio è quindi che dall’attuale crisi mondiale scaturisca la volontà comune di dar vita a una nuova cultura della solidarietà e della partecipazione responsabile, condizioni indispensabili per costruire insieme l’avvenire del nostro pianeta» (Udienza ai Dirigenti della CISL, 31 gennaio 2009).

Al fine di rilanciare l’intero Progetto, anche alla luce dell’attuale crisi economica, appare prioritario per i tre Uffici nazionali promotori custodire il Progetto da ogni strumentalizzazione e trasmetterlo nella fedeltà alle intuizioni iniziali (evangelizzazione, formazione, gesti concreti e rapporti di reciprocità), curando sempre più i rapporti con le sedi nazionali delle associazioni e con i coordinamenti regionali e incentivare a un sempre maggiore coordinamento ai vari livelli (nazionale, regionale, diocesano). In autunno saranno effettuati gli incontri con i direttori diocesani delle tre pastorali per regioni, con la possibilità di partecipazione dei referenti delle filiere.

Elementi fondamentali del rilancio del Progetto ai vari livelli e nel rispetto delle competenze delle tre pastorali, delle filiere delle associazioni e degli animatori di comunità sono i seguenti:

– continuare ad annunciare il Vangelo della vita e della speranza ad ogni uomo, rafforzando il lavoro sull’evangelizzazione con l’impegno di coinvolgere sempre più associazioni ecclesiali, ridestando la fiducia nelle persone e nelle istituzioni presenti sul territorio;

– incentivare la formazione attraverso i corsi base (Cisl-Gioc) e i corsi per animatori di comunità (da eseguire anche a livello regionale e con l’aggiunta di proposte per campi estivi), rafforzando il lavoro tra le filiere e con una rinnovata presenza della filiera della formazione nelle regioni;

rilanciare i gesti concreti a livello diocesano attraverso un corretto sviluppo del coordinamento diocesano (tre pastorali, filiere, animatore), nella cura dei gesti concreti già avviati dal Progetto, incentivare l’attenzione verso i servizi alle persone e ai disabili, l’utilizzo di terreni confiscati, la creazione di musei diocesani, la cura dell’ambiente, dei percorsi d’arte e del turismo sociale;

ripartire con i rapporti di reciprocità tra Nord e Sud nella solidarietà e responsabilità reciproca, coinvolgendo il coordinamento regionale e le associazioni;

rafforzare i coordinamenti regionali, che dovranno sempre più curare la formazione degli animatori e rapportarsi con le diocesi e le associazioni, per preservare l’autenticità del Progetto, sostenuti dalla presenza di un segretario regionale che svolge il proprio mandato per tre anni.

  1. Un’idea che si organizza e diviene impresa

Il Progetto, attualizzando l’invito a crescere insieme lanciato con lungimirante lucidità dai Vescovi italiani nella nota Chiesa italiana e Mezzogiorno: sviluppo nella solidarietà del 1989, si è radicato nella maggior parte delle diocesi del Mezzogiorno (Abruzzo-Molise, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia). Ha promosso la nascita di oltre 400 esperienze lavorative (consorzi, cooperative, imprese…) che danno lavoro a circa 3000 giovani e che hanno il senso di tracciare una strada possibile, di ridare fiducia alle persone, di proporre un modo diverso di vivere l’impegno civile, di richiamare all’assunzione di responsabilità individuali e comunitarie.

I corsi realizzati e le centinaia di cooperative sorte in 14 anni di attività del Progetto dimostrano il valore economico e sociale dell’iniziativa ecclesiale, ma ancor di più le migliaia di giovani, soprattutto donne, coinvolte attivamente sono testimonianza di crescita culturale nella speranza, nella legalità e nella solidarietà.

Il Progetto continua a caratterizzarsi per la valorizzazione della donna come protagonista della redenzione sociale nel Sud e profonda costruttrice di storia quotidiana, nella pazienza dei giorni e nella fatica delle opere. «La donna ha una “ministerialità” sociale straordinaria. Il Sud attende questa fecondità d’amore contro gli artifici della società dell’intrigo, della violenza e del vuoto di valori» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 31). La presenza di tantissime donne nei corsi di formazione e nelle cooperative realizzate nell’ambito del Progetto fa fiorire la pronta partecipazione, l’accoglienza delle diversità culturali, la promozione degli umili, l’attenzione ai poveri, il dono di sé, il sapersi sprecare nei rapporti umani, la capacità del dialogo e di solidarietà.

Nel corso del Convegno “Chiesa del Sud, Chiese nel Sud”, svolto a Napoli nei giorni 12-13 febbraio 2009, con la partecipazione di vescovi e laici di Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia radunati a vent’anni dal documento della CEI Chiesa Italiana e Mezzogiorno per riflettere sul Mezzogiorno e aprire nuove prospettive di futuro per il Paese in ascolto del Vangelo, il Progetto ha avuto grande visibilità nelle relazioni e negli interventi.

«Un’idea che si organizza e diviene impresa, in grado di sopravvivere, se può farlo senza favori particolari ed oscuramente ottenuti, è un fatto di libertà, una palestra di indipendenza… bisogna far nascere e crescere non solo le imprese, ma anche il tasso di imprenditorialità diffusa… speciale attenzione da riservare nei confronti di alcuni segni di vitalità che si notano nell’agricoltura di qualità e nel turismo. Sotto questo riguardo l’esperienza condotta nel “Progetto Policoro” merita di essere, in primo luogo, conosciuta e valorizzata, e poi moltiplicata per cinque, dieci volte» (Relazione del Prof. Piero Barucci, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato).

«Acquista tutto il suo significato, in questo contesto, quella che è probabilmente la più importante delle iniziative promosse dalla Chiesa italiana in rapporto al documento del 1989. Ci riferiamo al Progetto Policoro… Con la sua carica formativa – e non soltanto a livello lavorativo, ma in quello ben più ampio di un’evangelizzazione dei giovani che valorizzi e faccia sbocciare al tempo stesso le loro potenzialità umane, il Progetto è stato forse il più brillante esempio di quello che, partendo dal livello spirituale e culturale, si può ottenere anche sul piano sociale ed economico.

Ma il significato del Progetto Policoro va in qualche modo al di là della sua funzionalità operativa… Rappresenta infatti un esempio di impegno pienamente laico, in cui il Vangelo fa sentire la sua presenza non all’interno del tempio, ma nella vita economica e sociale di un popolo, senza però per questo rinunziare mai alla propria identità. Rappresenta, al tempo stesso, un atto di speranza nel futuro, di fiducia nella storia del Meridione, perché punta sui giovani e non in modo assistenziale, ma rendendoli protagonisti del loro riscatto e di quello della loro terra. Infine, costituisce un bell’esempio di comunione tra le Chiese italiane e di sinodalità» (Relazione del Prof. Giuseppe Savagnone, Direttore Ufficio Pastorale della Cultura, Palermo).

Anche S.E. Mons. Agostino Superbo, arcivescovo di Potenza – Muro Lucano – Marsico Nuovo, vicepresidente CEI, nelle Indicazioni di percorso a conclusione del Convegno non ha mancato di sottolineare l’importanza del Progetto, che «ha permesso in questi anni a molti giovani di sperimentare il gusto di un lavoro creato con la propria abilità». «Il Progetto Policoro, come è stato più volte notato, costituisce una nota molto positiva in questi ultimi anni. Esso ha saputo donare a molti giovani meridionali il riscatto dalla dipendenza e la gioia della creatività nel lavoro… Dovrà costituire, infatti, un elemento di forte cambiamento sociale affinché possano finalmente affermarsi, anche nel Mezzogiorno, la cultura dell’impresa e lo spirito dell’autentica cooperazione».

  1. Tessere con pazienza la speranza

Concludo con un’immagine che traggo dal tragico terremoto che ha colpito L’Aquila. Una vecchietta tratta dalle macerie ha candidamente confessato che continuava a lavorare all’uncinetto. Nelle sue mani e nel suo “fare” l’uncinetto possiamo vedere un’immagine della speranza, così come la descrive Bernanos: «La speranza. Ecco la parola che volevo scrivere parlando dei credenti e dei poveri. I poveri hanno il segreto della speranza. Mangiano ogni giorno dalla mano di Dio e quindi devono sperare sempre, sempre. Gli altri uomini desiderano, esigono, rivendicano, e chiamano tutto questo speranza, perché non hanno né pazienza, né intelligenza, né amore, e non vogliono che godere. Ma l’attesa del godimento non è speranza è piuttosto delirio, è ossessione. D’altra parte il mondo moderno vive troppo in fretta, non ha più tempo di sperare. Il mondo non ha più tempo di sperare, né di amare, né di sognare. Solo i poveri sperano per tutti noi, come solo i santi amano e sperano per tutti noi. La traduzione autentica della speranza è nelle mani dei poveri, come il segreto del merletto, che le macchine non riescono mai ad imitare, è nelle mani delle vecchie operaie di Bruges» (Enfants, 899).

Auguro a me e a tutti voi di saper vivere nella pazienza di saper tessere nuove relazioni e opportunità, di crescere ogni giorno nella fiducia in Dio per ricevere dalle sue mani il dono pieno della speranza.

Il Progetto Policoro da sogno di don Mario è diventato un’idea che si organizza, diviene impresa e fa germogliare la speranza, a tutti noi rimane il compito di custodirlo come un dono perché continui a essere per le nostre Chiese accoglienza e profezia del nuovo che emerge all’orizzonte del Sud per l’intero Paese.

don Angelo Casile

Campobasso

13 maggio 2009

L’impegno della pastorale sociale nel Progetto Policoro

 

Il Progetto Policoro: sogno divenuto realtà

«Ti abbiamo già contattato telefonicamente per comunicarti, a grandi linee, il significato dell’iniziativa che vorremmo attuare per affrontare in un’ottica di pastorale unitaria ed ecclesiale il problema della disoccupazione giovanile al sud… Vorremmo confrontarci nel primo incontro del gruppo di lavoro che si terrà a Policoro, il 14 dicembre… presso il Centro giovanile “padre Minozzi”… Contiamo sulla tua presenza perché pensiamo sia indispensabile l’impegno e il contributo di tutti all’elaborazione di un’iniziativa che aiuti le nostre Chiese a fare un cammino di responsabilità nell’evangelizzazione e nella promozione umana… firmato sac. Giuseppe Pasini (direttore Caritas Italiana), sac. Domenico Sigalini (responsabile Servizio Nazionale per la pastorale giovanile), sac. Mario Operti (direttore Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro)» (Lettera del 8 novembre 1995, testo in: Angelo Casile, Il nuovo all’orizzonte, Ed. Monti, p. 261).

Nasce così il Progetto Policoro, sogno di don Mario, condiviso da don Pasini e don Sigalini, divenuto sempre più realtà anche grazie all’impegno dei successivi direttori delle tre pastorali: Mons. Paolo Tarchi, Don Elvio Damoli e Mons. Paolo Giulietti e degli attuali: Mons. Angelo Casile, Mons. Vittorio Nozza e Don Nicolò Anselmi.

La lettera citata ci offre le coordinate del Progetto Policoro: “già contattato” (lo stile personale), “pastorale unitaria” (il metodo), ottica “ecclesiale” (l’orizzonte), “disoccupazione giovanile al sud” (il problema), “indispensabile l’impegno e il contributo di tutti” (i talenti da condividere), “aiuti le nostre Chiese” (il servizio), “cammino di responsabilità nell’evangeliz-zazione e nella promozione umana” (il programma).

Da allora sono passati 14 anni e il Progetto Policoro, grazie al prezioso apporto degli Uffici pastorali nazionali e diocesani, delle diverse Associazioni, degli animatori di comunità e di tanti esperti, sta mostrando sempre più il suo volto di iniziativa ecclesiale, «spazio di evangelizzazione, formazione e promozione umana dove si mettono alla prova, con la necessaria umiltà, strade nuove e soluzioni inedite intorno al grave problema della disoccupazione» (Card. Camillo Ruini Prolusione all’Assemblea Generale, 19 maggio 2003, 5), di intelligente azione «di formazione e talora anche di sostegno concreto per garantire ai giovani un futuro nelle loro terre» (Card. Angelo Bagnasco, Prolusione all’Assemblea Generale, 21 maggio 2007, 9), di creazione di occasioni di lavoro, cooperative e piccole imprese, «piccoli numeri nel complesso dell’occupazione, ma rappresentano risposte concrete e linee di indirizzo, una ricchezza offerta a tutto il Paese» (Card. Angelo Bagnasco, Avvenire, 30 dicembre 2008, p. 3).

In questi anni, la fiducia e la speranza scaturite dall’annuncio del Vangelo hanno permesso alle nostre diocesi di contattare e accompagnare decine di migliaia di giovani, far nascere e consolidare di centinaia di esperienze cooperative e di piccole imprese come segni di presenza amorevole sul territorio, di relazionarsi con le altre diocesi nell’ottica dello scambio dei doni e della comunione. Il sito: www.progettopolicoro.it riporta le numerose iniziative promosse dal Progetto Policoro.

Il Progetto Policoro e la 60a Assemblea Generale della CEI

Le parole rivolte dal Santo Padre Benedetto XVI ai vescovi italiani nel suo Messaggio alla 60a Assemblea Generale della CEI (Assisi, 9-12 novembre 2009) costituiscono un punto di riferimento da cui partire per un rinnovato impegno delle tre pastorali nel Progetto Policoro: «Un altro tema al quale sarà dedicato ampio spazio nei lavori della vostra Assemblea, è la “questione meridionale”. A vent’anni dalla pubblicazione del documento “Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, avvertite il bisogno di farvi voce e carico delle esigenze di un Paese che non crescerà se non insieme. Nelle terre del Sud la presenza della Chiesa è germe di rinnovamento, personale e sociale, e di sviluppo integrale. Possa il Signore benedire gli sforzi di coloro che operano, con la tenace forza del bene, per la trasformazione delle coscienze e la difesa della verità dell’uomo e della società».

Anche il Comunicato finale dei lavori della 60a Assemblea Generale della CEI ci richiama a dare sempre più lustro al Progetto Policoro poiché «è stata approvata a larghissima maggioranza la nota su “Chiesa e Mezzogiorno”, preparata a vent’anni dal documento Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno, alla luce degli esiti del convegno Chiesa nel Sud, Chiese del Sud, svoltosi a Napoli nel febbraio scorso. Per recepire le osservazioni emerse durante il dibattito, si è stabilito che il testo definitivo sia licenziato dal Consiglio Episcopale Permanente nella prossima sessione di gennaio 2010. L’intento è quello di pubblicare un documento che sia espressione dell’intero Episcopato, così da ribadire la nota della reciprocità, per cui solo insieme si affrontano i problemi e le sfide del Paese.

È noto che i tratti caratteristici del Sud, come la religiosità popolare, la vivacità educativa e la persistenza della tradizione associativa, sono beni a disposizione di tutti, a cui guardare con rinnovata fiducia. Non vanno sottovaluti peraltro i segnali di un degrado che non è solo sociale e economico. Da ciò nasce la necessità di un forte appello alla conversione, a cui si lega l’indicazione di preparare con attenzione la ricezione pastorale della nota, perché essa non resti un intervento isolato, ma si inserisca a pieno titolo nel percorso evangelizzante della Chiesa italiana e si faccia interprete della sfida educativa che la caratterizzerà nel prossimo decennio» (n. 3).

La pubblicazione della Nota sulla Chiesa e il Mezzogiorno e la celebrazione della prossima Settimana sociale (Reggio Calabria, 14-17 ottobre 2010 – www.settimanesociali.it) saranno un ulteriore stimolo per vivere e custodire il Progetto Policoro nella fedeltà alle intuizioni iniziali e nel continuo servizio alle diocesi.

L’impegno della pastorale sociale nel Progetto Policoro

La pastorale sociale ha assunto fin dall’inizio il ruolo di capofila nel Progetto Policoro nella consapevolezza che l’azione promossa a favore del Progetto si riverbera su tutti gli impegni pastorali e trae vigore dagli ambiti di competenza dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro: lavoro, economia e politica, giustizia e pace, custodia del creato, Settimane sociali (www.chiesacattolica.it/lavoro).

I lavori dell’ultimo convegno nazionale, svolto ad Assisi dal 19 al 22 ottobre, su “L’annuncio della verità dell’amore di Cristo nella società” (Caritas in veritate, 5), delineano le coordinate della pastorale sociale e del lavoro. Ad Assisi abbiamo vissuto un’esperienza di fraternità nella Chiesa alla scuola di san Francesco, discepolo di Gesù Cristo, che vive il Vangelo della pace e della fraternità e canta la lode al Signore per i doni del creato, e abbiamo “gustato” insieme quel grande dono che ci ha fatto il Santo Padre Benedetto XVI con la pubblicazione dell’enciclica sociale Caritas in veritate (CV).

  1. L’enciclica Caritas in veritate è dono “per me” e compito

Il primo impegno per la pastorale sociale è quello di approfondire con competenza la Caritas in veritate. La percezione comune è di un’enciclica scritta dal Papa per ciascuno di noi. “Per me”, che vivo la passione e l’impegno di evangelizzare il mondo del lavoro e della pastorale sociale, con le sue attenzioni all’economia e alla politica, alla giustizia e alla pace, alla custodia del creato, alle Settimane sociali e al Progetto Policoro, il Papa scrive di Dio, di carità e verità, di dono e di vocazione, di fraternità e di gratuità, di lavoro e di cooperazione, di impresa e di sindacato, di mercato e di fiducia, di ambiente e di energia, di vita e di libertà, di crisi e di speranza, dell’uomo e del suo sviluppo, di preghiera e di testimonianza.

Il dono dell’enciclica sociale diviene compito da vivere in pienezza nella responsabilità personale e nei confronti di coloro che ci sono stati affidati. L’enciclica ci offre indicazioni importanti per ridisegnare il volto nuovo della pastorale sociale, suscitando nuove modalità e slancio progettuale attenti ai diversi soggetti e ai cambiamenti sociali. A noi che spesso siamo indaffarati nel trovare le risposte, senza fiato nel trovare soluzioni, triturati dall’affanno del fare, arriva in dono la parola del Santo Padre fondata sul Vangelo, che dona respiro ai nostri cuori, perché senza negare nulla all’agire dell’uomo lo richiama al suo stesso cuore, all’essenziale, a Dio, «Amore eterno e Verità assoluta» (CV 1).

  1. Rilanciare la pastorale sociale come “sì” di Dio all’uomo

L’enciclica è da considerare un’occasione favorevole per rilanciare la pastorale sociale e per inquadrare meglio gli ambiti dell’Ufficio all’interno di una pastorale che sia autenticamente “integrata”, secondo lo spirito del Convegno di Verona, a partire dalle dimensioni o polarità antropologiche: «cinque concreti aspetti del ‘sì’ di Dio all’uomo, del significato che il Vangelo indica per ogni momento dell’esistenza: nella sua costitutiva dimensione affettiva, nel rapporto con il tempo del lavoro e della festa, nell’esperienza della fragilità, nel cammino della tradizione, nella responsabilità e nella fraternità sociale» (CEI, Rigenerati per una speranza viva, n. 12).

Lasciamo penetrare nella nostra vita personale e nelle iniziative pastorali questa enciclica, così ricca e capace di metterci con serenità, attraverso Gesù e il suo Vangelo, di fronte a noi stessi e di fronte agli uomini, che siamo chiamati a riconoscere finalmente fratelli perché figli di Dio. Le prospettive di seguito esplicitate per un rilancio della pastorale sociale sono accomunate dal tentativo di riportare al centro di ogni riflessione pastorale Gesù Cristo come modello e maestro di vita, come «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6).

  1. Annunciare Cristo con sapienza – Primo contributo alla soluzione dei problemi complessi vissuti nella nostra società è il ritorno alla verità di Cristo di cui ci siamo discepoli e testimoni. Come cristiani abbiamo la responsabilità di annunciare Cristo ricercando con sapienza la modalità per coniugare fra di loro gli ambiti dell’Ufficio [lavoro, problemi sociali (economia, politica), giustizia e pace, custodia del creato, Progetto Policoro, Settimane sociali] che, anche per loro natura, non possono essere considerati separatamente, ma esplicitati e declinati in un ottica di sviluppo umano integrale. Ritorniamo ad evangelizzare per la crescita integrale di ogni persona per renderla capace di esprimere la propria capacità di darsi un progetto di vita.
  2. Vivere il lavoro e la festa nella gioia della vocazione – Il lavoro e la festa possono considerarsi come chiave di interpretazione della vita umana. Lavoro e festa non sono realtà giustapposte o contrapposte, ma l’una rende l’altra più umana e più divina. La festa fa uscire il lavoro dall’oppressione disumanizzante e lo rende partecipazione all’opera creativa di Dio e il lavoro fa uscire la festa dal mero rifugio nel sacro e la fa vivere come incontro con Dio e i fratelli. La capacità di vivere il lavoro e la festa come compimento della nostra vocazione ci permette di vivere appieno la festa del lavoro e il lavoro nella festa. Il senso del lavoro e della festa scaturiscono dal senso e dalla dignità della vita.
  3. Educare al lavoro, al sociale, alla giustizia, alla pace, al creato – Il nostro compito educativo coinvolge tutto l’uomo e quindi gli ambiti dell’Ufficio e le dimensioni della vita umana. Occorre fare emergere le potenzialità straordinarie che ogni uomo possiede se posto nelle condizioni di incontrare la verità di Cristo come via per cogliere la verità su se stesso. Questa dinamica presuppone un’educazione al “perché” e non solo al “come fare”. L’enciclica ci aiuta a declinare un’educazione dell’uomo nella sua integralità e attraverso la rilevanza dell’essere sul fare, che deve qualificare ogni proposta pastorale principalmente come azione di evangelizzazione e di formazione culturale.
  4. L’esempio di san Francesco - Ad Assisi abbiamo riscoperto san Francesco e il suo messaggio cristiano. Egli sceglie Cristo al di sopra di tutto, e a causa di questa scelta si mette “nudo”, ma vero, di fronte a Dio, di fronte ai fratelli, di fronte alla società, di fronte al creato. San Francesco si spoglia delle sue vesti, ma si aggrappa a Gesù, alle pieghe del suo mantello. Poi, crea la comunità nella fraternità, vive nella sobrietà di un dare e ricevere che è scambio di doni, opera per una politica di pace nel dialogo con tutti e con il sultano, loda il Signore per le opere del creato. Anche nella vita di san Francesco, caratterizzata da scelte essenziali e opere precise, possiamo cogliere un valido modello per la nostra pastorale sociale.
  5. Riprendiamo a camminare insieme – Sperimentiamo con pazienza il ritessere delle relazioni, lo stile del dialogo e della collaborazione come testimonianza autentica da offrire al nostro mondo, così bisognoso di unità e di pace, di stili di vita improntati a sobrietà e solidarietà. Aiutiamoci, nel contesto dell’anno sacerdotale che stiamo vivendo, nella fraternità sollecita tra sacerdoti, religiosi e laici in una circolarità di informazione e collaborazione tra Uffici e Associazioni ai vari livelli, per uscire dalle “rughe” dello sterile agire da soli. Rilanciamo la costituzione di gruppi di esperti e di appassionati alla pastorale sociale attorno agli Uffici, e viviamo nelle nostre città la missione di testimoniare Cristo, per trovare, assieme agli altri soggetti presenti in esse, soluzioni nuove ai veri problemi lavorativi, sociali e ambientali.
  6. Sviluppiamo l’ottica del servizio - Prestiamo attenzione alle persone nelle nostre diocesi impegnandoci ad essere in primo luogo quegli “uomini retti” di cui parla l’enciclica (cfr CV 71) e in secondo luogo, impegniamoci ad educare, formare e accompagnare quegli “uomini retti” di cui ha urgente bisogno il bene di “noi-tutti” (cfr CV 7). Collaboriamo con le altre pastorali in una creatività capace di leggere i segni dei tempi e di proporre delle progettualità attorno alle dimensioni antropologiche scaturite a Verona, coniugando la fedeltà a Dio con la fedeltà all’uomo, che è fedeltà alla storia e alla vita di ogni territorio.
  7. Puntare sullo sviluppo umano integrale

Consapevoli che «lo sviluppo ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera» (CV 79), il nostro agire nel campo del lavoro, del sociale, del politico, della giustizia e della pace, della custodia del creato e del Progetto Policoro deve fondarsi sulle parole del Signore, che da una parte ci ammonisce: «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5) e dall’altra ci rincuora: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).

Il vero sviluppo umano integrale è impossibile senza uomini retti, dall’operaio allo studioso, al ricercatore, allo scienziato, all’operatore economico, al politico, che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello al bene comune, e che si impegnino nella fraternità, nella solidarietà e nella sussidiarietà che privilegiano programmi integrati, nell’opera dell’educazione guidata da una visione integrale dell’uomo, per un lavoro “decente” per tutti, nella cooperazione sociale basata sulla convivialità, nell’economia e nella finanza finalizzate al sostegno di un vero sviluppo.

«Senza Dio l’uomo non sa dove andare» (CV 78), sperimenta la povertà della solitudine (cfr n. 53) ed è incapace di svilupparsi «con le sole proprie forze» (CV 11), ma Dio, «garante del vero sviluppo dell’uomo» (CV 29), in Gesù Cristo, ama ogni uomo, poiché gli «sta a cuore tutto l’uomo» (CV 15), e lo chiama a rispondere nella quotidianità della vita. Solo se accogliamo la chiamata di Dio a far parte della sua famiglia «come suoi figli, saremo anche capaci di produrre un nuovo pensiero e di esprimere nuove energie a servizio di un vero umanesimo integrale» (CV 78).

Il Signore Gesù, divino lavoratore, aiuti tutti noi, insieme, a realizzare la Sua opera: donare Dio al mondo nella carità e nella verità. Ritorniamo ad evangelizzare il sociale.

don Angelo Casile

direttore dell’Ufficio Nazionale

per i problemi sociali e il lavoro

PROGETTO POLICORO DIOCESI DI AVELLINO

INIZIATIVE:

–  PROGETTO SCUOLA finalizzato alla promozione della Dottrina Sociale della Chiesa e alla formazione in materia di creazione d’impresa e cooperazione, anche  in reciprocità con altre diocesi campane.

           Per l’anno 2013 il Progetto Scuola “CHE LAVORO SEI? Itinerario di orientamento al lavoro e alla cooperazione” del Progetto Policoro, in collaborazione con: Pastorale Sociale e del Lavoro, Pastorale Giovanile, CARITAS, Ufficio Scuola- IRC, Ufficio Famiglia e Vita, MLAC-Movimento Lavoratori di Azione Cattolica, Confcooperative Avellino, si articolerà nel seguente modo: la Diocesi di Avellino nelle Pastorali coinvolte, attraverso il Progetto Policoro, sarà partner o collaboratore esterno del Progetto Scolastico POF “STAGE FORMATIVO: Cittadinanza attiva” dell’IIS “P. V. MARONE” – Liceo delle Scienze Sociali, curandone la specifica sezione intitolata “CHE LAVORO SEI? Itinerario di orientamento al lavoro e alla cooperazione” i cui moduli prevedono le seguenti attività formative e laboratoriali:

Modulo 1 “LE REGOLE DEL GIOCO”: i contratti di lavoro; simulazione di un colloquio di lavoro

Modulo 2 “L’IMPRESA COOPERATIVA“: normativa in materia di cooperazione; laboratorio con redazione di business plan

Modulo 3 “ECONOMIA: L’ANTICA ARTE DI “GESTIONE DELLA CASA””: la finanza etica, l’impresa etica, il consumo critico, il commercio equo e solidale

Modulo 4 “INTORNO A NOI”: stage di osservazione presso cooperative aderenti a Confcooperative Avellino e al Consorzio “Percorsi”

PROGETTO BOOK CROSSING (Scambio di Libri), finalizzato alla evangelizzazione ed alla promozione del Progetto Policoro, realizzato nel Distretto 3 comprendente i Comuni di Mercogliano, Monteforte, Forino e Contrada: consiste nella creazione di postazioni stabili nei suddetti territori in cui i cittadini possano liberamente lasciare e/o prendere un libro – con all’interno una scheda informativa sul Progetto Policoro – da leggere e riconsegnare in uno qualsiasi dei punti di raccolta individuati

- CINEFORUM ITINERANTE SUL TEMA DEL LAVORO in collaborazione con gruppi giovanili locali

GESTI CONCRETI accompagnati dal Progetto Policoro:

  1. Dati anagrafici del Gesto Concreto:

Denominazione sociale: BIMBO MIX

Sede legale: Piazza Libertà, 23 (c/o CARITAS diocesana) – 83100 – Avellino

Tipologia societaria : Società cooperativa sociale di produzione e lavoro ONLUS

Anno di costituzione: 2004

La ludoteca BIMBO MIX nasce da un faticoso percorso di formazione come una cooperativa sociale di produzione lavoro di tipo A e, grazie ad un incontro in parrocchia tenuto dall’animatrice di comunità del Progetto Policoro, ci si è avvalsi della competenza di professionisti nel campo dell’economia e dell’impresa: Bimbo Mix rientra, così, in una sorta di progetto-famiglia, che fa sì che tutte le cooperative siano unite tra loro, attraverso Confcooperative. La collaborazione fra Caritas e il Progetto Policoro ha consentito il superamento anche degli ostacoli burocratici alla formazione stessa della Cooperativa BIMBO MIX: le spese notarili, per esempio, sono state sostenute da Caritas la cui sede continua a rimanere sede legale della neo cooperativa a testimonianza del legame con la diocesi. Fondamentale è stato il percorso di accompagnamento offerto dal Progetto Policoro che ha consentito in una fase preliminare di creazione d’impresa di valutare la fattibilità dell’idea di realizzare una ludoteca nel Comune di Pratola Serra. Importante anche il sostegno dell’Ufficio di Pastorale Giovanile diocesano, il cui direttore ha promosso la donazione di arredi di un vecchio asilo ormai chiuso gestito da religiose.
Il Progetto Policoro ci ha aiutate non solo nel percorso di costituzione ma anche successivamente informandoci sui finanziamenti a cui poter accedere e sull’esistenza di istituti come le BCC o Kosis che agevolano il credito delle cooperative sociali.

Descrivere i servizi e i prodotti offerti

Servizio mensa esterno, baby stop, baby parking, baby party, doposcuola, attività musicali, canore, motorie, educazione alla lingua inglese, digitopittura, decoupage, attività ludiche.

_____________________________________________________________________________________________

  1. Dati anagrafici del Gesto Concreto:

Denominazione sociale: L’APPRODO

Sede legale: Piazza Libertà, 23 (c/o CARITAS diocesana) – 83100 – Avellino

Tipologia societaria:  Società cooperativa sociale di tipo B ONLUS – Anno di costituzione: 1998

L’Approdo è una Cooperativa sociale di tipo “B”, volta cioè all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, così come previsto dalla legge 381/91, ed è ONLUS, cioè organizzazione non lucrativa a fini di utilità sociale.  La sua nascita s’inserisce nell’attività pastorale della Diocesi a vantaggio di persone svantaggiate (in particolare detenuti ed ex-detenuti) la quale ha ritenuto necessario dare delle opportunità di lavoro in un territorio dove è molto forte la presenza di lavoro nero e dove il tasso di disoccupazione è tra i più alti d’Italia. I dipendenti e le persone svantaggiate che vi operano passano attraverso un percorso di “formazione-lavoro”. Costituita nel 1998, il percorso di strutturazione avviato all’inizio del 1999, ha visto la Cooperativa impegnata su vari fronti, interni ed esterni. Gli obiettivi posti nel lontano 1998 erano da un lato quelli di rafforzare lo spirito e l’atteggiamento della vita di cooperazione e dall’altro di sostenere lo sviluppo e l’immagine sul territorio.

 

Descrivere i servizi e i prodotti offerti

Raccolta differenziata di indumenti usati; servizi di pulizia di condomini, uffici e chiese; accoglienza di detenuti in permesso; fattoria sociale “Isca delle donne” con lavorazione e preparazione del terreno, esecuzione dell’impianto e messa a dimora della piantine, cura dell’impianto, raccolta e commercializzazione dei prodotti, produzione di vino Fiano DOC, produzione di frutti autoctoni, impianto di un uliveto.

_____________________________________________________________________________________________

  1. Dati anagrafici del Gesto Concreto:

Denominazione sociale: CARPE DIEM

Sede legale: Via Don Gennaro, 32 – 83013 – Mercogliano (AV)

Tipologia societaria: Associazione di Promozione Sociale

Anno di costituzione: 2012

L’Associazione di Promozione Sociale “CARPE DIEM” è nata nel marzo 2012 dalla volontà di tre giovani irpine, che col sostegno in forma di partenariato e la formazione del Progetto Policoro, hanno presentato il Progetto “AVANTI IL PROSSIMO”, vincitore dell’avviso pubblico per manifestazione d’interesse finalizzato alla presentazione di proposte progettuali a valere sull’Avviso Pubblico “Giovani Attivi” – P.O.R. Campania FSE 2007-2013. Il suddetto progetto mira a coinvolgere persone di diverse età ed estrazione sociale in un itinerario, teorico-pratico, finalizzato al coinvolgimento, “cognitivo sentimentale attivo”, nei processi di cambiamento storico-politico con un atteggiamento responsabilmente propositivo, idealmente riferito alla realizzazione del bene comune e praticamente disponibile alla presa in carico dei bisogni della comunità.

Il Progetto “AVANTI IL PROSSIMO” si articola come segue:

I MODULO: “SONO LA MIA CITTà”

1°MESE – : conoscenza dei principi costituzionale, del concetto di cittadinanza attiva, delle Istituzioni locali.

2°MESE – :  conoscenza dei rappresentanti delle Istituzioni, degli organi e degli Uffici competenti sul territorio; conoscenza di altre agenzie educative presenti sul territorio.

3°MESE -:  pratica della democrazia con svolgimento di una verosimile campagna elettorale.

II MODULO: “TRA TERRA E CIELO”

1°MESE – : conoscenza della storia e della cultura locali.

2°MESE – : conoscenza dei soggetti che a vario titolo sul territorio operano nel settore della tutela ambientale e dei beni culturali.

3°MESE – :  attività pratica che consiste nell’ “adozione di un monumento” da parte di ciascun partecipante al progetto il quale dovrà fare da guida turistica all’intero gruppo dei partecipanti, illustrando, in loco, il monumento scelto.

III MODULO: “TI AMO COME ME STESSO”

1°MESE – : conoscenza delle principali nozioni sul SSN-Servizio Sanitario Nazionale  e sui soggetti deputati all’assistenza sanitaria territoriale.

2°MESE – :  conoscenza di importanti associazioni locali operanti nel settore dell’assistenza sanitaria e ai diversamente abili.

3°MESE –: pratica dell’assistenza domiciliare sul territorio da parte dei partecipanti al progetto con mansioni di consegna spesa e medicinali, accompagnati da operatori delle suddette agenzie.

IV MODULO: “AttivaMente”

1°MESE – : conoscenza delle principali nozioni sui principi fondamentali di Diritto del Lavoro, Diritto Commerciale, e sui concetti di impresa, Associazione, Cooperativa, ONLUS, Terzo Settore; conoscenza delle principali tipologie contrattuali e posizioni contributive, del ruolo del CPI-Centro per l’Impiego; capacità di redigere il curriculum vitae e un’efficace lettera di presentazione; conoscenza delle modalità di ideazione e presentazione di un progetto, a livello nazionale ed europeo.

2°MESE – : conoscenza di soggetti operanti nel settore dell’imprenditoria e dell’associazionismo socio-culturale

3°MESE – : laboratorio “TrovaLavoro” in cui ogni partecipante presenta un progetto che parteciperà al concorso finale per la premiazione del miglior progetto.

ORGANIZZAZIONE

CHI

Il Progetto Policoro è presente in quasi tutte le diocesi italiane ed opera sul territorio diocesano attraverso l’AdC-Animatore di Comunità ed il Centro Diocesano del Progetto Policoro.

CHE COSA

Si occupa di Vangelo, Giovani e Lavoro, offrendo l’ascolto, la formazione e la collaborazione a giovani che, interessati ad una visione cristiana del lavoro e dell’economia, accettino di farsi accompagnare nella realizzazione della propria idea d’impresa, individuale o cooperativa.

GIOCO DI SQUADRA

Il Progetto Policoro si inserisce a pieno nella Pastorale Sociale e del Lavoro, collaborando anche con la Pastorale Giovanile e la CARITAS. Inoltre, si avvale della preziosa collaborazione delle filiere:

  • Filiere della evangelizzazione: Azione Cattolica, MLAC, AGESCI, Gioc, ecc.
  • Filiere della formazione: Confcooperative, ACLI, Libera Antimafie, ecc.

CONTATTI

Centro Diocesano del Progetto Policoro

c/o Curia Vescovile Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro I PIANO

Piazza Libertà, 19

83100 – Avellino

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Fb.: policoro.diocesidiav Tel.: 349/32.16.255

Il Progetto Policoro investe nell’intelligenza e nel cuore dell’Animatore, il cui primo compito non è “fare” ma “essere”:

essere un orecchio attento

essere uno sguardo umile ma vivace

essere una mano aperta ma dalla presa forte

essere piedi che sanno stare al passo ma anche dare il ritmo

essere una bocca capace di dire “grazie”, “scusa” e “nonostante”

essere un cuore che si lascia affascinare da Cristo

essere una mente che vuole conoscere Dio

essere una volontà che cerchi ciò che Lui vuole

essere una vita vera, buona

PRESENTAZIONE ANIMATA DEL PROGETTO POLICORO SCARICABILE DAL SITO NAZIONALE www.progettopolicoro.it

http://prezi.com/ygbcuzkkmqwk/progetto-policoro/

ARTICOLO AGENSIR sulla proposta di legge Regione Campania “Cooperazione”

La proposta di legge della Regione Campania sulla “Disciplina per la promozione e il sostegno della cooperazione” a firma di Paolo Romano, Presidente del Consiglio Regionale e Pietro Foglia, presidente della Commissione Agricoltura, costituisce di per sé un elemento storicamente rilevante, se si considerano questi due aspetti: il primo è che essa venga presentata proprio nell’anno 2012 che l’ONU ha proclamato “anno internazionale delle cooperative”, festeggiato dall’Italia il 5 luglio scorso alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano; il secondo è che essa rappresenti l’esigenza di sostituire la vigente Legge Regionale sulla cooperazione, n.32 del 1977.

Stando ad un’analisi dei tempi è, dunque, evidente che, ancor prima della legge, ad arrivare tardi nella nostra Regione sia l’idea stessa della cooperazione come forma di impresa capace di promuovere lo sviluppo del territorio. Se in altri posti d’Italia le cooperative ed i consorzi  – che riuniscono le cooperative stesse regolando, così, i diversi servizi che ciascuna è in grado di offrire – esistono da tempo non come elemento di crescita economica marginale ma, al contrario, come la forma migliore per investire sul territorio in termini di risorse umane, tecnologiche ed ambientali, la storia della cooperazione nel nostro territorio è molto diversa. Che dal 1977 sia stata formulata ora una nuova proposta di legge sulla cooperazione in Campania è, quindi, un segnale positivo: significa, inoltre, che il lavoro di tante cooperative e delle loro associazioni di rappresentanza – prime fra tutte nel caso specifico Confcooperative – ha raggiunto anche a livello istituzionale quel riconoscimento di risorsa ‘ideale’ed ‘economica’ per lo sviluppo del territorio.

Se il secondo aspetto, quello di risorsa ‘economica’ è più immediatamente comprensibile, è sul primo che occorre riflettere attentamente, cioè quello della cooperazione come risorsa ‘ideale’. L’attuale crisi, infatti, apparentemente è solo economica: in fondo, è antropologica. La concezione individualistica della persona traballa come traballa lo spread ad ogni edizione dei telegiornali e l’identità solitaria dell’individuo contemporaneo non trova più la terra su cui poggiare i piedi. È tempo di tornare all’essenziale, di ri-scoprire che “non siamo soli” e che il valore di ciascuna persona non dipende dal conto in banca, dalle firme che porta addosso, da quanti soldi riesce a guadagnarsi anche in modo poco pulito. Il valore che ciascuno ha né se lo dà né se l’è guadagnato: da sempre l’ha ricevuto – gratuitamente – insieme al compito di scoprirlo: lo si chiami vocazione, lo si chiami talento, lo si chiami sogno, non si può cancellare il fatto che ciascuno ha già da sempre in sé un’aspirazione e delle capacità per compiere il bene o, più semplicemente, per combinare qualcosa di buono nella vita, dando il meglio di sé. Questa idea è già prassi nella cooperazione; e perciò essa si offre, sin da ora, come itinerario ‘profetico’, capace di “modificare gli scenari all’orizzonte” – citando Carlo Mitra, Vicepresidente Vicario di Confcooperative Nazionale, nel Convegno del 6 luglio scorso ad Avellino su “Economia, Impresa e Lavoro. Il ruolo della cooperazione per lo sviluppo del territorio”.

La prima e più importante risorsa di una cooperativa sono le persone. Don Mario Operti, il fondatore del Progetto Policoro, era animato da questa intuizione che è rimasta per noi una consegna: “Non esistono formule magiche per creare lavoro. Occorre investire nell’intelligenza e nel cuore delle persone. Nelle cooperative l’“operare insieme” ha senso se si sta dentro quest’idea: ciascuno ha qualcosa da dare  che, a sua volta, acquista maggior significato se si unisce a quello che anche altri hanno da dare. Il lavoro, in questo caso, è più che mansione, è più che diritto: esso diventa vocazione. Ma non una vocazione individualistica: certamente personale, poi comunitaria, infine istituzionale: si parte dalla persona, ci si allarga ai soci e, infine, si impatta il territorio, restituendogli – ma anche restituendone all’esterno – il volto di un investimento locale, solidale, duraturo. Ben vengano, quindi, iniziative legislative che promuovano l’importante ruolo di impresa svolto dalle cooperative e ne favoriscano l’azione sinergica, in una strategia di rete che punta al rilancio delle risorse umane ed ambientali.

Marianna Luongo, AdC III anno Progetto Policoro e Segretaria MLAC Diocesi di Avellino

Nives Censullo, AdC I anno Progetto Policoro Diocesi di Avellino

Questo sito utilizza i cookie per semplificare e personalizzare l'esperienza di navigazione Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'